In attesa della legge delega del governo sulla riforma complessiva del codice della strada, alla quale, dice il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, i tecnici del ministero stanno già lavorando, il Parlamento ha fatto la sua parte. Tra mercoledì e giovedì la Camera voterà il nuovo progetto di legge sulla sicurezza stradale, licenziato tre giorni fa dalla commissione Trasporti in sede legislativa, un lavoro importante, come spiega il presidente della commissione Mario Valducci, «un lavoro cominciato sei mesi fa e che ha visto un’ampissima convergenza di tutti i gruppi parlamentari». Molte le novità, dal narcotest, al foglio rosa a 17 anni, dai proventi degli autovelox alla targa personale, all’innalzamento del limite di velocità a 150 km all’ora nei tratti dove c’è il Tutor. «Il nostro obiettivo è stato dar battaglia su tre fronti — continua Valducci —. Tolleranza zero per alcol e droghe, certezza della pena e freno ai Comuni che vogliono fare i furbi». Vediamo allora passo passo come cambierà il nostro modo di stare su strade e autostrade.
Il narco-test
È stato introdotto il narco-test, all’inizio in via sperimentale, poi su larga scala come per gli etilometri. Sarà possibile verificare in strada se una persona ha assunto sostanze stupefacenti con un semplice esame da effettuare con la saliva o il sudore. Adesso la polizia deve accompagnare il guidatore sospetto presso una struttura sanitaria per fare le analisi. Con la nuova norma chi risulta positivo sarà considerato «alterato alla guida». Spetterà a lui poi, e a proprie spese, effettuare esami clinici per dimostrare il contrario.
I limiti di velocità
Sarà possibile elevare sulle autostrade il limite di velocità a 150 km/h ma solo se è presente il Tutor. Aumentano le sanzioni per chi corre troppo (da 500 a 2000 euro oltre i 40 km/h e da 779 a 3.119 oltre i 60 km/h), ma diminuisce la decurtazione dei punti. In sostanza, se si superano i limiti da 10 a 40 km/h, si perdono 3 punti (prima erano 5), da 40 a 60 si perdono 5 punti (prima erano 10), oltre i 60 i punti decurtati saranno 10. Sarà anche più difficile riottenere i punti per chi, nell’arco di un anno, ha effettuato tre violazioni gravi non contestuali con decurtazione fino a 5 punti. In questo caso, raggiunti i meno 15 punti, si è costretti a rifare l’esame teorico e la visita medica allo stesso modo di chi ha perso tutti i 20 punti.
Il foglio rosa
Per i giovani una notizia buona e una cattiva. S’introduce il foglio rosa a 17 anni per chi ha già il patentino per il motorino, ma solo per fare pratica con un patentato da almeno 10 anni. Però si incrementa di un terzo alla prima violazione e del doppio per le violazioni successive, la durata della sospensione della patente quando l’infrazione è commessa da un neopatentato nei primi tre anni.
Autovelox e Comuni
Nelle strade extraurbane l’autovelox non potrà essere posizionato oltre 1 km dal segnale del limite di velocità. Ma il vero succo della riforma è altrove. «È finita l’epoca dei Comuni furbi che piazzano autovelox e macchinette ovunque per battere cassa—dice Valducci —. Per prima cosa, gli autovelox non potranno più essere comprati con le multe dei cittadini. Fino ad ora i produttori di macchinette dicevano ai Comuni: "Non dovete tirare fuori neppure un soldo, ci ripagherete con il 20-30 per cento delle multe incassate". Tutto questo non sarà più possibile. Inoltre, le polizie locali potranno mettere gli autovelox dove vogliono ma i proventi andranno ai proprietari delle strade, se quindi sono strade extraurbane le multe non finiranno più nelle casse del Comune ma in quelle dell’Anas o della Provincia». Gli enti locali dovranno anche destinare il 50 per cento degli introiti alla sicurezza stradale secondo un rigido schema di ripartizione dei fondi che dovrà essere relazionato al ministero. Se non lo fanno lo Stato tratterrà il 3 per cento di tutti gli incassi annuali.
La targa
La targa è personale, non segue più il veicolo ma il proprietario e non potrà essere abbinata a più di un veicolo.
L’alcol
Limite zero del tasso alcolemico per i neopatentati nei primi tre anni e per i conducenti professionali. Anche con un goccio di alcol nel sangue saranno multati. Non è previsto reato penale ma una sanzione amministrativa. Da 155 a 624 euro, raddoppiata se si è provocato un incidente. Resta invece il limite dello 0,5, come in tutta Europa. Tra 0,5 e 0,8 multa da 500 a 2000 euro e sospensione della patente da 3 a 6 mesi, con incidente raddoppio delle sanzioni e fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni. Tra 0,8 e 1,5 ritiro della patente, sospensione fino a due anni, multa da 800 a 3200 euro. Con incidente raddoppio delle pene più fermo di 180 giorni. Sopra il limite di 1,5, c’è il ritiro immediato della patente con sospensione fino a due anni, multa da 1500 a 6000 euro, arresto da sei mesi a un anno. Se viene commesso un incidente raddoppio della pena, revoca della patente per 5 anni.
Pedoni e ciclisti
Si aggravano le decurtazioni dei punti per chi impedisce il passaggio dei pedoni sulle strisce (8 punti in meno, anche in caso di disabili). I ciclisti avranno l’obbligo, fuori dai centri abitati, di notte o nelle gallerie di indossare giubbotto o bretelle retroriflettenti.
Le multe a rate
Chi ha un reddito annuo inferiore a 10.628 può chiedere la rateizzazione delle multe fino a 60 rate per sanzioni superiori a 400 euro. Inoltre è stato semplificato tutto il sistema della notifica, dei ricorsi e delle competenze per garantire la certezza della pena. Si riducono infatti da 150 a 90 i termini entro i quali contestare le violazioni. Cento giorni per il recapito del verbale quando la contestazione è stata immediata. Per i ricorsi il termine scende da 60 a 30 giorni. Devono poi passare massimo 30 giorni tra la notifica del ricorso e l’udienza di comparizione. Altre due novità importanti: non saranno più i giudici di pace a decidere per la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, competente sarà il tribunale. Inoltre, il giudice di pace, nei casi di sospensione della patente, quando non ci sono vittime, non potrà decidere per la revoca senza aver convocato anche la prefettura.
Gli animali
Una norma anche in difesa degli animali. L’investitore di un animale domestico o da lavoro è obbligato a fermarsi, soccorrerlo e chiamare un veterinario. Sanzioni da 78 a 1559.
Mariolina Iossa
12 luglio 2009 da www.corriere.it
domenica 12 luglio 2009
mercoledì 8 luglio 2009
Sorpasso dei furbi del lampeggiante
«Corri ragazzo laggiù / vola tra lampi di blu». Sarà per quella vecchia sigla dei cartoni, sarà perché siamo tutti un po’ bambini e i potenti lo sono di più. Sarà quel che sarà, di certo aumentano esponenzialmente i «lampi blu» che sfrecciano nelle nostre città. Migliaia di auto di scorta per volti noti che vanno di fretta.
Non c’è ingorgo che tenga, non c’è fila che possa rallentare il passo alle nuove caste di potenti e potentini che fanno delle città la loro personale «Isola dei famosi». Innestano il lampeggiante e via nella corsia preferenziale, parcheggiati in doppie e triple file protetti dalla magica luce blu. Il lampeggiante è l’ultimo e più ambito degli status symbol che dimostrano che «io sono io e voi non siete un c...», come diceva il Marchese del Grillo. Più ambita dell’auto blu. Quella tutti possono averla, che ci vuole, basta un posticino in una delle tante nostre munifiche istituzioni locali. Ma l’auto blu, senza il lampeggiante è come un bell’uccello con le ali spezzate: può far bella mostra di sé nel traffico, chiudendo un occhio può accompagnare la moglie a far la spesa, ma senza luce e paletta non può volare al di sopra del traffico dei paria.
Ma attenzione, perché il fenomeno in questione non riguarda più solo la personalità straniera in visita, il magistrato sotto scorta, il ministro in missione ufficiale, insomma coloro che per la natura del proprio incarico e per questioni di sicurezza hanno necessità di essere accompagnati da agenti di polizia, pronti ad accendere il lampeggiante ma solo in caso di emergenza. Da quattro anni in qua il fenomeno è in rapida espansione e i furbetti del lampeggiante sono diventati una popolazione sempre più folta.
Tutta colpa di un comma, poche righe di una legge che ha dato la stura al fiume blu. Come spesso succede alle nostre latitudini la questione è partita da un fatto serissimo e in pochi mesi si è trasformata in sbracato eccesso. Bisogna risalire al delitto di Marco Biagi, quando il dibattito sulle scorte ai personaggi a rischio diventa bollente. Per evitare l’arbitrio nella concessione della tutela da parte delle forze dell’ordine, nel 2003 viene emanato un decreto, il numero 253 (poi convertito in legge), che istituisce l’Ucis, un ufficio interforze per gestire le scorte. E per cercare di far fronte a tutte le esigenze senza impegnare troppo personale di polizia, la legge introduce la possibilità «per esigenze di carattere eccezionale e temporaneo» di conferire «la qualifica di agente di pubblica sicurezza a conducenti di veicoli in uso ad alte personalità che rivestono incarichi istituzionali di governo». In sostanza viene creata la possibilità di trasformare un semplice autista, purché in possesso di determinati requisiti, in agente di scorta a tutti gli effetti, cioè con lampeggiante, paletta e licenza di accelerare in caso di emergenza. Ma attenzione alle parole chiave della norma: «eccezionale» e «temporaneo». Manco a dirlo. Quando una legge recita così in Italia si traduce con «per sempre» e «quando ci pare».
Il caso più eclatante è quello di Roma: «Qui il lampeggiante ormai ce l’hanno tutti - sbotta Pietro Giaccardi, presidente dell’Osservatorio sui reparti scorta del sindacato di polizia Consap - politici certo, ma anche funzionari di enti e perfino gente dello spettacolo». A verificare non ci vuole tanto. Basta mettersi di guardia davanti alle sedi Rai. Ed è famoso il caso del marzo scorso, quando davanti al palazzo del Coni si radunarono 40 auto col lampeggiante. Autisti venuti a ritirare i biglietti gratis per la partita Roma-Arsenal. «Oltretutto - mastica amaro l’agente - in quelle auto, non essendoci le personalità a bordo, il lampeggiante non poteva essere attivato». Sai com’è, da personalità a personalismo il passo è breve. «Almeno cambiassero il colore della luce, così la gente saprebbe che non siamo noi poliziotti a sfrecciare nelle corsie preferenziali - aggiunge rassegnato Giaccardi - la beffa è che i professionisti ormai lo usano sempre meno, perché se sei di scorta a un personaggio veramente a rischio, l’imperativo è non farsi notare». Il fenomeno è notevole anche a Napoli. A Milano invece i permessi sono solo una trentina.La denuncia è tutt’altro che di parte. A rilasciare le autorizzazione agli autisti sono le prefetture. E Giuseppe Pecoraro quando si è insediato come prefetto di Roma, a novembre scorso, ha scoperto che i permessi erano tantissimi, ma non esisteva nemmeno un archivio completo. Ora sta cercando di invertire la rotta: «Il lampeggiante non può essere uno status symbol - ha spiegato - purtroppo non sempre viene utilizzato nei termini consentiti». Pare che gli incarichi «temporanei» siano proliferati tanto che ci sia chi si «dimentica» di restituire il lampeggiante. Come finirà?
da www.ilgiornale.it
Non c’è ingorgo che tenga, non c’è fila che possa rallentare il passo alle nuove caste di potenti e potentini che fanno delle città la loro personale «Isola dei famosi». Innestano il lampeggiante e via nella corsia preferenziale, parcheggiati in doppie e triple file protetti dalla magica luce blu. Il lampeggiante è l’ultimo e più ambito degli status symbol che dimostrano che «io sono io e voi non siete un c...», come diceva il Marchese del Grillo. Più ambita dell’auto blu. Quella tutti possono averla, che ci vuole, basta un posticino in una delle tante nostre munifiche istituzioni locali. Ma l’auto blu, senza il lampeggiante è come un bell’uccello con le ali spezzate: può far bella mostra di sé nel traffico, chiudendo un occhio può accompagnare la moglie a far la spesa, ma senza luce e paletta non può volare al di sopra del traffico dei paria.
Ma attenzione, perché il fenomeno in questione non riguarda più solo la personalità straniera in visita, il magistrato sotto scorta, il ministro in missione ufficiale, insomma coloro che per la natura del proprio incarico e per questioni di sicurezza hanno necessità di essere accompagnati da agenti di polizia, pronti ad accendere il lampeggiante ma solo in caso di emergenza. Da quattro anni in qua il fenomeno è in rapida espansione e i furbetti del lampeggiante sono diventati una popolazione sempre più folta.
Tutta colpa di un comma, poche righe di una legge che ha dato la stura al fiume blu. Come spesso succede alle nostre latitudini la questione è partita da un fatto serissimo e in pochi mesi si è trasformata in sbracato eccesso. Bisogna risalire al delitto di Marco Biagi, quando il dibattito sulle scorte ai personaggi a rischio diventa bollente. Per evitare l’arbitrio nella concessione della tutela da parte delle forze dell’ordine, nel 2003 viene emanato un decreto, il numero 253 (poi convertito in legge), che istituisce l’Ucis, un ufficio interforze per gestire le scorte. E per cercare di far fronte a tutte le esigenze senza impegnare troppo personale di polizia, la legge introduce la possibilità «per esigenze di carattere eccezionale e temporaneo» di conferire «la qualifica di agente di pubblica sicurezza a conducenti di veicoli in uso ad alte personalità che rivestono incarichi istituzionali di governo». In sostanza viene creata la possibilità di trasformare un semplice autista, purché in possesso di determinati requisiti, in agente di scorta a tutti gli effetti, cioè con lampeggiante, paletta e licenza di accelerare in caso di emergenza. Ma attenzione alle parole chiave della norma: «eccezionale» e «temporaneo». Manco a dirlo. Quando una legge recita così in Italia si traduce con «per sempre» e «quando ci pare».
Il caso più eclatante è quello di Roma: «Qui il lampeggiante ormai ce l’hanno tutti - sbotta Pietro Giaccardi, presidente dell’Osservatorio sui reparti scorta del sindacato di polizia Consap - politici certo, ma anche funzionari di enti e perfino gente dello spettacolo». A verificare non ci vuole tanto. Basta mettersi di guardia davanti alle sedi Rai. Ed è famoso il caso del marzo scorso, quando davanti al palazzo del Coni si radunarono 40 auto col lampeggiante. Autisti venuti a ritirare i biglietti gratis per la partita Roma-Arsenal. «Oltretutto - mastica amaro l’agente - in quelle auto, non essendoci le personalità a bordo, il lampeggiante non poteva essere attivato». Sai com’è, da personalità a personalismo il passo è breve. «Almeno cambiassero il colore della luce, così la gente saprebbe che non siamo noi poliziotti a sfrecciare nelle corsie preferenziali - aggiunge rassegnato Giaccardi - la beffa è che i professionisti ormai lo usano sempre meno, perché se sei di scorta a un personaggio veramente a rischio, l’imperativo è non farsi notare». Il fenomeno è notevole anche a Napoli. A Milano invece i permessi sono solo una trentina.La denuncia è tutt’altro che di parte. A rilasciare le autorizzazione agli autisti sono le prefetture. E Giuseppe Pecoraro quando si è insediato come prefetto di Roma, a novembre scorso, ha scoperto che i permessi erano tantissimi, ma non esisteva nemmeno un archivio completo. Ora sta cercando di invertire la rotta: «Il lampeggiante non può essere uno status symbol - ha spiegato - purtroppo non sempre viene utilizzato nei termini consentiti». Pare che gli incarichi «temporanei» siano proliferati tanto che ci sia chi si «dimentica» di restituire il lampeggiante. Come finirà?
da www.ilgiornale.it
martedì 7 luglio 2009
lunedì 6 luglio 2009
Il codice della strada punisce chi sporca
Puntuale come tutti gli anni, anche per l'estate 2009 arriva il giro di vite contro i pirati della strada. Gli inasprimenti sono questa volta inseriti nel disegno di legge sulla sicurezza approvato definitivamente dal Senato giovedì scorso e che attende ormai, per la sua piena operatività, la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.
Il quadro degli interventi
Si tratta di uno dei quattro tasselli che compongono il cosiddetto pacchetto-sicurezza, che ha visto la luce fin dall'inizio della legislatura, per il cui completamento manca all'appello l'approvazione del disegno di legge sul processo penale (atto Senato n. 1440, attualmente all'esame della commissione giustizia di Palazzo Madama).
Le altre due tessere del mosaico, già in vigore, sono i decreti legge n. 11/09, sullo stalking, e n. 92/08 che non solo ha introdotto le prime misure contro l'immigrazione clandestina e un'altra serie di inasprimenti alle sanzioni per le violazioni al codice della strada, ma ha inciso anche sulla procedura penale. Qui è contenuta, infatti, la disposizione che consente la trattazione prioritaria dei processi per alcune tipologie di reato.
Quando cala la sera
Tornando al provvedimento appena varato, quanto all'impatto sulla circolazione stradale va segnalata l'introduzione, piuttosto generalizzata, dell'aggravante notturna. Gran parte delle modifiche è infatti destinata a questa nuova, particolare, stretta: dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, al superamento dei limiti di velocità, fino al mancato rispetto del semaforo rosso.
Senza qui entrare nei dettagli (oggetto peraltro dell'intervento a lato) è singolare come il nostro ordinamento, per la prima volta, ospiti disposizioni che inaspriscono una misura deterrente, sanzione amministrativa pecuniaria o ammenda che sia, da un terzo alla metà del suo peso, quando il comportamento illecito è commesso in un determinato orario.
L'aggravante «temporale» si affianca così a quelle tradizionali, legate alle condizioni soggettive della vittima o dell'autore della violazione o alle circostanze di fatto.
Il decoro
Quanto alle singole disposizioni si segnala il nuovo articolo 34-bis del codice della strada che punisce con una sanzione da 500 a mille euro chi lancia rifiuti o oggetti dai veicoli in movimento. Una disposizione semplice che tuttavia potrebbe presentare qualche difficoltà di applicazione.
Come infatti emerge dalla lettura della tabella a lato, anche prima era prevista una sanzione da 23 a 92 euro – contenuta nell'articolo 15, lettera i), del codice – contro chi lancia oggetti da veicoli in movimento, e dunque la nuova norma si sovrappone a quella già esistente che non è stata abrogata: il dilemma, su quale sanzione applicare, è ancora tutto da chiarire.
Probabile che dopo la prima infrazione ne sapremo di più. Inoltre, il nuovo importo minimo (500 euro) è in linea con quanto indicato dall'altra disposizione del disegno di legge che impone ai sindaci di aggiornare i propri regolamenti con una sanzione, per chi «insozzi le pubbliche vie», non inferiore a 500 euro.
Le altre modifiche
Singolare l'introduzione dell'articolo 219-bis che di fatto estende il regime del ritiro della patente anche a chi è alla guida di una bici. Precisa la norma che «se il conducente è persona munita di patente», per le violazioni che impongono il ritiro, la sospensione o la revoca della patente, le stesse sanzioni si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo (nozione che comprende anche le bici) per il quale non è richiesta la patente.
Colpita anche la guida sotto l'influenza dell'alcol. In particolare, la modifica riguarda le sanzioni per i conducenti il cui tasso alcolemico sia superiore a 1,5 g/l (la condizione più grave tra le tre indicate dal codice). È qui prevista, oltre all'arresto e all'ammenda, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Ora il periodo di sospensione è raddoppiato nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato stesso.
Un ultimo intervento è quello alla disciplina il rilascio della patente e dei titoli abilitativi alla guida. Una delle novità dell'articolo 120, interamente riscritto dal disegno di legge, è l'introduzione di una sanzione pecuniaria, da mille a tremila euro, per chiunque rilasci titoli abilitativi alla guida a soggetti che non ne avrebbero diritto. Che sono: delinquenti abituali, persone sottoposte a misure di sicurezza o di prevenzione; condannate per alcuni reati; destinatari del divieto di conseguire la patente.
a.candidi@ilsole24ore.com
Il quadro degli interventi
Si tratta di uno dei quattro tasselli che compongono il cosiddetto pacchetto-sicurezza, che ha visto la luce fin dall'inizio della legislatura, per il cui completamento manca all'appello l'approvazione del disegno di legge sul processo penale (atto Senato n. 1440, attualmente all'esame della commissione giustizia di Palazzo Madama).
Le altre due tessere del mosaico, già in vigore, sono i decreti legge n. 11/09, sullo stalking, e n. 92/08 che non solo ha introdotto le prime misure contro l'immigrazione clandestina e un'altra serie di inasprimenti alle sanzioni per le violazioni al codice della strada, ma ha inciso anche sulla procedura penale. Qui è contenuta, infatti, la disposizione che consente la trattazione prioritaria dei processi per alcune tipologie di reato.
Quando cala la sera
Tornando al provvedimento appena varato, quanto all'impatto sulla circolazione stradale va segnalata l'introduzione, piuttosto generalizzata, dell'aggravante notturna. Gran parte delle modifiche è infatti destinata a questa nuova, particolare, stretta: dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, al superamento dei limiti di velocità, fino al mancato rispetto del semaforo rosso.
Senza qui entrare nei dettagli (oggetto peraltro dell'intervento a lato) è singolare come il nostro ordinamento, per la prima volta, ospiti disposizioni che inaspriscono una misura deterrente, sanzione amministrativa pecuniaria o ammenda che sia, da un terzo alla metà del suo peso, quando il comportamento illecito è commesso in un determinato orario.
L'aggravante «temporale» si affianca così a quelle tradizionali, legate alle condizioni soggettive della vittima o dell'autore della violazione o alle circostanze di fatto.
Il decoro
Quanto alle singole disposizioni si segnala il nuovo articolo 34-bis del codice della strada che punisce con una sanzione da 500 a mille euro chi lancia rifiuti o oggetti dai veicoli in movimento. Una disposizione semplice che tuttavia potrebbe presentare qualche difficoltà di applicazione.
Come infatti emerge dalla lettura della tabella a lato, anche prima era prevista una sanzione da 23 a 92 euro – contenuta nell'articolo 15, lettera i), del codice – contro chi lancia oggetti da veicoli in movimento, e dunque la nuova norma si sovrappone a quella già esistente che non è stata abrogata: il dilemma, su quale sanzione applicare, è ancora tutto da chiarire.
Probabile che dopo la prima infrazione ne sapremo di più. Inoltre, il nuovo importo minimo (500 euro) è in linea con quanto indicato dall'altra disposizione del disegno di legge che impone ai sindaci di aggiornare i propri regolamenti con una sanzione, per chi «insozzi le pubbliche vie», non inferiore a 500 euro.
Le altre modifiche
Singolare l'introduzione dell'articolo 219-bis che di fatto estende il regime del ritiro della patente anche a chi è alla guida di una bici. Precisa la norma che «se il conducente è persona munita di patente», per le violazioni che impongono il ritiro, la sospensione o la revoca della patente, le stesse sanzioni si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo (nozione che comprende anche le bici) per il quale non è richiesta la patente.
Colpita anche la guida sotto l'influenza dell'alcol. In particolare, la modifica riguarda le sanzioni per i conducenti il cui tasso alcolemico sia superiore a 1,5 g/l (la condizione più grave tra le tre indicate dal codice). È qui prevista, oltre all'arresto e all'ammenda, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Ora il periodo di sospensione è raddoppiato nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato stesso.
Un ultimo intervento è quello alla disciplina il rilascio della patente e dei titoli abilitativi alla guida. Una delle novità dell'articolo 120, interamente riscritto dal disegno di legge, è l'introduzione di una sanzione pecuniaria, da mille a tremila euro, per chiunque rilasci titoli abilitativi alla guida a soggetti che non ne avrebbero diritto. Che sono: delinquenti abituali, persone sottoposte a misure di sicurezza o di prevenzione; condannate per alcuni reati; destinatari del divieto di conseguire la patente.
a.candidi@ilsole24ore.com
venerdì 3 luglio 2009
Infrazioni in bicicletta, ora si perdono anche i punti della patente
MILANO - Ciclisti attenti. Il disegno di legge sicurezza, recentemente diventato legge, comporta, in caso di infrazioni del codice della strada sulle due ruote a pedali, la possibilità di perdere punti della patente automobilistica se il ciclista ne è in possesso. Lo rileva il quotidiano economico «Italia Oggi».
LA NUOVA NORMA - L'articolo 3 comma 48- 1 e 2 della legge recentemente approvata prevede alcune importanti modifiche del codice della strada. Dice testualmente la legge: «Nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è disposta la sanzione amministrativa accessoria del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida e la violazione da cui discende è commessa da un conducente munito di certificato di idoneità alla guida di cui all’articolo 116, commi 1-bis e 1-ter, le sanzioni amministrative accessorie si applicano al certificato di idoneità alla guida secondo le procedure degli articoli 216, 218 e 219. In caso di circolazione durante il periodo di applicazione delle sanzioni accessorie si applicano le sanzioni amministrative di cui agli stessi articoli. Si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis. 2. Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis». In pratica da un lato si introduce nel codice della strada una norma la 219-bis che introduce il patentino a punti anche per i motocicli. Dall'altro si estende la punibilità con la conseguente sottrazione di punti se si è in possesso di una qualsiasi patente di guida, anche a tutti quelli che guidano una bicicletta o magari un carro trainato da cavalli o dai buoi e commettono un'infrazione. Questo naturalmente crea una disparità tra chi ciclista, possiede una patente di guida (ed è sanzionabile) e chi invece non la possiede (e quindi non è sanzionabile). Inoltre è logico pensare che se ai ciclisti è applicabile una sanzione accessoria qual è la perdita dei punti della patente, non sia applicabile anche la sanzione principale, vale a dire la multa nella maggior parte dei casi.
03 luglio 2009 da www.corriere.it
LA NUOVA NORMA - L'articolo 3 comma 48- 1 e 2 della legge recentemente approvata prevede alcune importanti modifiche del codice della strada. Dice testualmente la legge: «Nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è disposta la sanzione amministrativa accessoria del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida e la violazione da cui discende è commessa da un conducente munito di certificato di idoneità alla guida di cui all’articolo 116, commi 1-bis e 1-ter, le sanzioni amministrative accessorie si applicano al certificato di idoneità alla guida secondo le procedure degli articoli 216, 218 e 219. In caso di circolazione durante il periodo di applicazione delle sanzioni accessorie si applicano le sanzioni amministrative di cui agli stessi articoli. Si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis. 2. Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis». In pratica da un lato si introduce nel codice della strada una norma la 219-bis che introduce il patentino a punti anche per i motocicli. Dall'altro si estende la punibilità con la conseguente sottrazione di punti se si è in possesso di una qualsiasi patente di guida, anche a tutti quelli che guidano una bicicletta o magari un carro trainato da cavalli o dai buoi e commettono un'infrazione. Questo naturalmente crea una disparità tra chi ciclista, possiede una patente di guida (ed è sanzionabile) e chi invece non la possiede (e quindi non è sanzionabile). Inoltre è logico pensare che se ai ciclisti è applicabile una sanzione accessoria qual è la perdita dei punti della patente, non sia applicabile anche la sanzione principale, vale a dire la multa nella maggior parte dei casi.
03 luglio 2009 da www.corriere.it
lunedì 22 giugno 2009
Incidenti stradali: 39 mila morti in Ue
BRUXELLES - Strage nell'Unione europea: 39 mila persone sono morte nel 2008 per incidenti stradali (il dato italiano però è l'unico sui 27 Paesi Ue a non essere disponibile per il 2008). Rispetto al 2007 il calo è dell'8,5%. Bene, ma non benissimo perché l'Unione europea si era data come obiettivo per il 2010 la riduzione alla metà delle vittime rispetto al 2001 (quando si è toccò la cifra record di 54.400 vittime), e per raggiungere questo risultato occorre un calo medio annuo del 7,4%, mentre nel periodo preso in considerazione la diminuzione media annua è risultata solo del 4,4%.
ITALIA - I dati sono contenuti nello studio pubblicato dal Consiglio europeo della sicurezza dei trasporti (Cest) presentato alla conferenza sulla sicurezza a Bruxelles. Secondo il Cest, con un calo medio annuo del 4,4% occorreranno sette anni in più del previsto per raggiungere il traguardo sperato. Anche se i dati italiani del 2008 non erano disponibili, rispetto al 2001 si stima che i morti sulla strada siano diminuiti di oltre il 30%, una riduzione che porta l'Italia tra le nazioni europee più virtuose.
DATI - I miglioramenti più significativi spettano a Lussemburgo, Francia e Portogallo con una riduzione di quasi la metà delle vittime (-47%) seguiti da Spagna (-43%), Belgio (-38%) e Germania (-36%). Forti progressi anche da Estonia e Lituania con -33%, Slovenia (-27%) e Lettonia (-25%). Al contrario, le strade di Bulgarie e Romania nel 2008 sono diventate più pericolose. Nella Ue, 79 persone per milione di abitanti hanno perso la vita in un incidente stradale nel 2008, rispetto ai 113 del 2001. Le statistiche includono le persone morte sul colpo, ma anche quelle decedute entro un mese dall'incidente. Cifre alte, ma inferiori a quelle americane, che registrano una media di 122 morti sulla strada per milione di abitanti. Le strade più sicure - secondo il rapporto del Cest - sono quelle di Svezia, Olanda e Gran Bretagna insieme alla Svizzera dove la media delle vittime è di 50 ogni milione di abitanti.
22 giugno 2009 da www.corriere.it
ITALIA - I dati sono contenuti nello studio pubblicato dal Consiglio europeo della sicurezza dei trasporti (Cest) presentato alla conferenza sulla sicurezza a Bruxelles. Secondo il Cest, con un calo medio annuo del 4,4% occorreranno sette anni in più del previsto per raggiungere il traguardo sperato. Anche se i dati italiani del 2008 non erano disponibili, rispetto al 2001 si stima che i morti sulla strada siano diminuiti di oltre il 30%, una riduzione che porta l'Italia tra le nazioni europee più virtuose.
DATI - I miglioramenti più significativi spettano a Lussemburgo, Francia e Portogallo con una riduzione di quasi la metà delle vittime (-47%) seguiti da Spagna (-43%), Belgio (-38%) e Germania (-36%). Forti progressi anche da Estonia e Lituania con -33%, Slovenia (-27%) e Lettonia (-25%). Al contrario, le strade di Bulgarie e Romania nel 2008 sono diventate più pericolose. Nella Ue, 79 persone per milione di abitanti hanno perso la vita in un incidente stradale nel 2008, rispetto ai 113 del 2001. Le statistiche includono le persone morte sul colpo, ma anche quelle decedute entro un mese dall'incidente. Cifre alte, ma inferiori a quelle americane, che registrano una media di 122 morti sulla strada per milione di abitanti. Le strade più sicure - secondo il rapporto del Cest - sono quelle di Svezia, Olanda e Gran Bretagna insieme alla Svizzera dove la media delle vittime è di 50 ogni milione di abitanti.
22 giugno 2009 da www.corriere.it
mercoledì 10 giugno 2009
Polizia, allarme rosso per gli incidenti stradali
Riconoscono al buio il crepitio di un AK 47, il tonfo sordo dei colpi di una Beretta. Ma i poliziotti dovrebbero imparare a temere di più il rombo del 5 cilindri della Fiat Marea, la loro macchina d'ordinanza: il rischio più grave sono gli incidenti stradali.
Dal 2000 a oggi 51 agenti - su 74 vittime totali - sono morti proprio su strada. Quindi più dei conflitti a fuoco o di qualsiasi altra cosa i poliziotti sono vittime del fatto che non indossano le cinture di sicurezza, del pietoso stato di manutenzione delle Marea da 200 mila km (in media) e del fatto che nessuno viene più preparato alla guida veloce con appositi corsi in pista.
L'incredibile dato arriva dall'inchiesta pubblicata sul Centauro di giugno, la rivista dell'Asaps, associazione amici polizia stradale. Ma quanti di questi agenti si sarebbe potuti salvare se solo avessero indossato le cinture di sicurezza? "Probabilmente molti - spiega Giordano Biserni, presidente dell'Asaps - perché spesso le "divise" non le indossano ritenendole d'impaccio per una possibile fase operativa. Inoltre l'elevata velocità, in emergenze per servizio, sarebbe meglio gestita in termini sicurezza dopo un'apposita formazione con corsi di guida sicura, che una volta si facevano ma che nel tempo si sono persi. A noi preme - continua Biserni - la sicurezza di tutti, quindi anche degli agenti e la perdita di una vita non in un conflitto a fuoco, ma in un drammatico incidente stradale non ci consola di più. Anzi, ci fa ancora più rabbia"
In ogni caso una cosa è certa: il 70% dei casi un poliziotto perde la vita in un incidente stradale. E stupisce come nessuno si ponga il problema se una piccola associazione di volontari sia l'unica che solleva un problema tanto grave: anche queste sono morti bianche e non si può negare che un uomo o una donna in divisa siano lavoratrici e lavoratori come tutti gli altri. "Ma quando un difensore dello Stato ci lascia la vita - spiegano all'Aspas - non è sempre detto che l'evento che ha cagionato un esito letale non debba essere studiato a fondo per evitarne una dolorosa ripetizione. Prendiamo il caso di uno spericolato inseguimento: è sempre necessario correre a rotta di collo per fermare un sospetto?".
Torniamo quindi ai numeri: in quei 51 agenti (68,9% di poliziotti) che hanno perso la vita in incidenti stradali sono compresi sia gli eventi occorsi durante l'espletamento dei servizi d'istituto (28 morti, il 37,8% del totale) che quelli in itinere (23 decessi, 31,1%).
Su 51 incidenti stradali in 28 casi lo scontro mortale è avvenuto in auto, in 11 sinistri l'agente era in moto. Sono stati invece 12 i poliziotti travolti e uccisi sulla strada mentre erano operativi per soccorrere persone o per effettuare rilievi di un precedente sinistro.
(26 maggio 2009) da www.repubblica.it
Dal 2000 a oggi 51 agenti - su 74 vittime totali - sono morti proprio su strada. Quindi più dei conflitti a fuoco o di qualsiasi altra cosa i poliziotti sono vittime del fatto che non indossano le cinture di sicurezza, del pietoso stato di manutenzione delle Marea da 200 mila km (in media) e del fatto che nessuno viene più preparato alla guida veloce con appositi corsi in pista.
L'incredibile dato arriva dall'inchiesta pubblicata sul Centauro di giugno, la rivista dell'Asaps, associazione amici polizia stradale. Ma quanti di questi agenti si sarebbe potuti salvare se solo avessero indossato le cinture di sicurezza? "Probabilmente molti - spiega Giordano Biserni, presidente dell'Asaps - perché spesso le "divise" non le indossano ritenendole d'impaccio per una possibile fase operativa. Inoltre l'elevata velocità, in emergenze per servizio, sarebbe meglio gestita in termini sicurezza dopo un'apposita formazione con corsi di guida sicura, che una volta si facevano ma che nel tempo si sono persi. A noi preme - continua Biserni - la sicurezza di tutti, quindi anche degli agenti e la perdita di una vita non in un conflitto a fuoco, ma in un drammatico incidente stradale non ci consola di più. Anzi, ci fa ancora più rabbia"
In ogni caso una cosa è certa: il 70% dei casi un poliziotto perde la vita in un incidente stradale. E stupisce come nessuno si ponga il problema se una piccola associazione di volontari sia l'unica che solleva un problema tanto grave: anche queste sono morti bianche e non si può negare che un uomo o una donna in divisa siano lavoratrici e lavoratori come tutti gli altri. "Ma quando un difensore dello Stato ci lascia la vita - spiegano all'Aspas - non è sempre detto che l'evento che ha cagionato un esito letale non debba essere studiato a fondo per evitarne una dolorosa ripetizione. Prendiamo il caso di uno spericolato inseguimento: è sempre necessario correre a rotta di collo per fermare un sospetto?".
Torniamo quindi ai numeri: in quei 51 agenti (68,9% di poliziotti) che hanno perso la vita in incidenti stradali sono compresi sia gli eventi occorsi durante l'espletamento dei servizi d'istituto (28 morti, il 37,8% del totale) che quelli in itinere (23 decessi, 31,1%).
Su 51 incidenti stradali in 28 casi lo scontro mortale è avvenuto in auto, in 11 sinistri l'agente era in moto. Sono stati invece 12 i poliziotti travolti e uccisi sulla strada mentre erano operativi per soccorrere persone o per effettuare rilievi di un precedente sinistro.
(26 maggio 2009) da www.repubblica.it
Incidenti stradali, muore un ciclista al giorno
Ogni giorno sulle strade italiane perde la vita un ciclista: come se ogni anno «sparissero» due gruppi del Giro d'Italia. A lanciare l'allarme è un'inchiesta pubblicata su «Il Centauro» di maggio, periodico dell'associazione amici sostenitori polizia stradale (Asaps). Secondo la ricerca nel 2007 (anno al quale si riferiscono gli ultimi dati ufficiali dell'Istat) nel nostro paese si sono verificati 15.713 incidenti che hanno visto coinvolte delle bici, per un drammatico bilancio di 352 ciclisti morti e di 14.535 feriti, in media 40 al giorno: l'82% delle vittime (289) sono uomini e il 18% (63) donne.
Rispetto a due anni prima, la mortalità è cresciuta dell'11 per cento. Non solo: la percentuale dei ciclisti fra le vittime della strada è salita dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007, quella dei feriti dal 3,7 al 4,5 per cento. Sempre nel 2007, sono stati 12 (11 maschi e 1 femmina) i morti under 14, mentre le vittime fra gli over 65 sono invece 170 (141 maschi e 29 femmine).
Le regioni che contano più vittime restano Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, quelle di tradizione ciclistica e con più pianura. Sugli incidenti ai ciclisti, segnala l'Asaps, «incide un traffico più intenso e meno attento verso questa categoria di utenti della strada, con una parte di responsabilità anche degli stessi ciclisti, spesso inosservanti delle più elementari regole della circolazione che vigono anche per loro ma vengono interpretate in modo approssimativo e disinvolto». Per l'Asaps, inoltre, resta «insufficiente l'estensione, in molte regioni, di piste ciclabili». dal sole 24ore
Rispetto a due anni prima, la mortalità è cresciuta dell'11 per cento. Non solo: la percentuale dei ciclisti fra le vittime della strada è salita dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007, quella dei feriti dal 3,7 al 4,5 per cento. Sempre nel 2007, sono stati 12 (11 maschi e 1 femmina) i morti under 14, mentre le vittime fra gli over 65 sono invece 170 (141 maschi e 29 femmine).
Le regioni che contano più vittime restano Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, quelle di tradizione ciclistica e con più pianura. Sugli incidenti ai ciclisti, segnala l'Asaps, «incide un traffico più intenso e meno attento verso questa categoria di utenti della strada, con una parte di responsabilità anche degli stessi ciclisti, spesso inosservanti delle più elementari regole della circolazione che vigono anche per loro ma vengono interpretate in modo approssimativo e disinvolto». Per l'Asaps, inoltre, resta «insufficiente l'estensione, in molte regioni, di piste ciclabili». dal sole 24ore
Più sicurezza per i ciclisti Convegno dell’Upi alla fiera Suisse Pubblic
(ASAPS), 10 giugno 2009 – La sicurezza dei ciclisti è l’argomento che l’Upi, l’Ufficio prevenzione infortuni svizzero, ha affrontato in un convegno durante la giornata di apertura della fiera Suisse Pubblic a Berna (9 giugno). La statistica degli incidenti rivela che ogni anno, sulle strade svizzere, 900 ciclisti vengono feriti gravemente e 40 perdono la vita nella circolazione stradale. Da un confronto su scala europea emerge che le strade svizzere sono tra le più sicure. Se però si considera la sicurezza dei ciclisti, i valori sono assai inferiori e si situano nella media. Ogni anno si registrano 60.000 incidenti che coinvolgono ciclisti, di cui 30.000 sulla strada. L’Upi, e le organizzazioni partner, si adoperano affinché i ciclisti facciano sistematicamente uso di un equipaggiamento adeguato. I dispositivi di protezione individuale, in particolare il casco, contribuiscono a ridurre la gravità delle ferite, ma non possono certo impedire gli incidenti. Spesso per raggiungere l’obiettivo di una maggiore sicurezza sono determinanti anche piccoli interventi. Nella sua relazione Niklaus Schranz, dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), ha presentato una serie di elementi che garantiscono la sicurezza delle infrastrutture ciclistiche nei Comuni, dal tracciato alla costruzione, dall'esercizio alla manutenzione delle strade. Anche l’educazione riveste un ruolo importante. Da tempo l’Upi promuove l’introduzione di un’educazione stradale istituzionalizzata per gli allievi delle scuole elementari e medie (dal 1° al 9° anno). L’esempio della Gran Bretagna mostra che i corsi di bicicletta, purché ben concepiti, possono avere un effetto positivo sui bambini. Christoph Müller, esperto di sport presso l’Upi, ha presentato al convegno un progetto di corso che verrà proposto in alcune scuole pilota nell'area di Berna durante l'anno scolastico 2009/2010. Lo scopo è di raccogliere esperienze per mettere a punto un’offerta utile ed efficace a lungo termine. La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, è anche un'attrezzatura sportiva. Il mountain bike sta diventando un fenomeno di massa. Quasi ovunque, anche nei posti più impensabili, si trovano percorsi più o meno segnalati. Spesso questi itinerari non tengono conto delle esigenze di sicurezza, come ha spiegato Samuel “Noodlez” Hubschmid, grande asso del rampichino, nella sua presentazione. Il manuale dell'Upi per la realizzazione di percorsi di mountain bike, redatto dall'esperto Laurens van Rooijen e presentato al convegno, fornisce un ulteriore contributo per migliorare la sicurezza. (ASAPS)da www.asaps.it
Semafori col “giallo” invisibile: si può chiedere il rimborso e la restituzione dei punti
(ASAPS) 10 giugno – Dopo le polemiche sui “gialli” troppo corti ai semafori arriva la notizia che si potrà chiedere il rimborso, ma esclusivamente se sarà provata la mancanza di omologazione dei T-Red. Attualmente, infatti, chi avesse preso una multa proprio in uno dei semafori “incriminati”, non può fare nulla, questo perché la magistratura competente non si è ancora pronunciata in merito. Bisogna, però, fare una distinzione: l’indagine di Milano, sino ad ora, non ha messo nel mirino gli accertamenti, bensì l’esistenza di appalti truccati per la fornitura dei T-Red. La magistratura di Verona, invece, nell’ambito della medesima inchiesta, sta indagando sui medesimi dispositivi anche da un punto di vista della regolarità dell’omologazione. Quindi, solo nel caso si accertasse il difetto dell’assenso del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, gli accertamenti potrebbero essere dichiarati illegittimi. In tale ipotesi per ottenere la restituzione dei punti della patente e per riavere la somma pagata a titolo di sanzione amministrativa, occorrerà rivolgersi all’organo accertatore presentando apposita istanza. Nel caso in cui si ricevesse una risposta negativa, allora si potrà ricorrere in sede giurisdizionale per vedere riconosciuti i propri diritti. In quest’ultimo caso, però, il fai da te non va bene, ma è necessario rivolgersi ad un professionista per farsi assistere nel relativo procedimento. (ASAPS)da www.asaps.it
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