sabato 22 settembre 2007

Decalogo Sicurezza Circolazione Stradale

Si al casco sempre allacciato, per sé e per chi si trasporta
Si alle cinture di sicurezza sempre allacciate anche nei sedili posteriori: in città (sono ancora più essenziali: uno scontro a 50 Km/h corrisponde ad una caduta dal quarto piano) e fuori città
Si al rispetto dei semafori e ai segnali stradali (precedenze, divieti, distanze di sicurezza ecc.)
Si ad un’informazione costante sul traffico: il numero telefonico per informazioni è il 1518
Siad una periodica manutenzione del veicolo e ad una corretta sistemazione dei bagagli
Siad una velocità adeguata alle condizioni della strada e del traffico specialmente in presenza di curve, pioggia, incroci, pedoni, ciclisti, ecc.
ATTENZIONE:
prudenza significa competenza, capacità di salvaguardare la propria vita e quella altrui
il rischio non è solo la morte (8.300 morti all’anno), ma anche le gravi invalidità permanenti (20.000 all’anno), i feriti (800.000 all’anno), nonché la vita delle famiglie di chi ha subito un incidente
No a mettersi in marcia senza allacciare prima i bambini al seggiolino sul sedile posteriore
No all’uso di alcool
No all’uso di droghe
No al sorpasso a destra
No all’uso del cellulare mentre si guida
ATTENZIONE:
sono anche fattori di rischio ricorrenti di incidenti: distrazione, stanchezza, colpi di sonno
un incidente grave è anche conseguenza di quella che viene percepita come semplice leggerezza, superficialità e eccessiva sicurezza
vi è uno stretto rapporto tra cultura e diritto: le norme della sicurezza stradale, infatti, nascono dall’esperienza che indica modalità attraverso le quali evitare incidenti.Non a caso il grado di civiltà di un Paese si misura anche dal comportamento sulla strada.
Cultura della sicurezza stradale significa acquisire l’orgoglio di comportamenti competenti e responsabili, rifiutando un’acritica attrazione per il rischio che mette in gioco la propria vita e quella degli altri.
La convivenza nella strada è la prima e fondamentale esperienza di democrazia che appartiene a tutti e in quanto tale deve essere riconosciuta, coltivata, apprezzata, trasmessa.
Fonte:Università degli Studi di Roma “La Sapienza”Facoltà di SociologiaCattedra di Antropologia Culturale

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