Nel 2009 cinquantasette bimbi hanno perso la vita per un incidente stradale. I numeri forniti dall’Osservatorio “Il Centauro” sono preoccupanti. “Nel 2009 sono stati monitorati 181 episodi – spiegano all’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale – nei quali sono morti cinquantasette bambini da 0 a 13 anni, mentre 177 sono rimasti feriti più o meno gravemente. Di questi 181 episodi 118, ossia il 65,2 per cento, sono avvenuti in città, 34 su statali e provinciali (18,8%) e 21 in autostrada (11,6%). In 12 episodi “l’adulto” risultava in stato di ebbrezza per alcol o droghe varie, e addirittura in 28 eventi i bimbi sono morti per mano di un pirata della strada”. A ciò va aggiunto l’ultimo dato, il peggiore: 38 di questi 57 bambini viaggiavano appunto senza cintura e seggiolino.
I più colpiti sono i piccoli fino a cinque anni (25 morti e 71 feriti). Segue la fascia da 6 a 10 anni (19 morti e 48 feriti) e infine il segmento 11-13 anni (con 13 morti e 35 feriti). La maglia nera va all’Emilia Romagna con 33 episodi. Segue la Lombardia a quota 22, la Toscana con 19, la Sicilia con 17, il Lazio con 13, la Liguria e la Puglia infine con dodici.
Cosa fare? Dite la vostra
da www.repubblica.it
giovedì 18 febbraio 2010
venerdì 29 gennaio 2010
Le 5 auto più sicure del 2009
MILANO - L’Euro NCAP, organizzazione indipendente nata nel 1997 per testare la sicurezza delle auto sul mercato, ha indicato le cinque vetture più sicure tra quelle lanciate nel 2009. La classifica tiene conto dei risultati ottenuti in termini di sicurezza in quattro test: protezione adulti, bambini e pedoni, e verifica della reale efficacia dei sistemi di sicurezza presenti a bordo. Al primo posto si è classificata la nuova Volkswagen Golf che oltre ad essere l’auto più venduta in Europa, diventa così anche quella più sicura.
Le auto più sicure del 2009 Le auto più sicure del 2009 Le auto più sicure del 2009 Le auto più sicure del 2009 Le auto più sicure del 2009 Le auto più sicure del 2009 Le auto più sicure del 2009 Le auto più sicure del 2009
In particolare la Golf ottiene il miglior punteggio nel test sulla protezione degli adulti e un ottima votazione su quello per i bambini. Al secondo posto c’è l’ibrida Honda Insight: in questo caso la scelta dell’ibrido «low cost», accessibile a tutti, non compromette la sicurezza a bordo e fuori. L’Insight è anche l’auto che ha registrato il miglior risultato nella prova dei pedoni. Al terzo posto l’altra ibrida, la Toyota Prius, a conferma che «verde» significa anche sicurezza. In particolare per Toyota, visto anche il quinto posto a pari merito dell’Avensis, è una parziale piccola rivincita nei confronti del richiamo di oltre 6 milioni di auto, dovuto alla difettosità del pedale del gas, partito in questi giorni dagli Stati Uniti e ora esteso anche ad Europa e Cina. Sorpresa, ma neanche tanto, per il quarto posto della Hyundai i20: il gruppo coreano insieme a Kia è ormai una realtà consolidata in tutto il mondo e lo dimostra il quarto posto tra i più grandi produttori d’automobili.
In Italia ad esempio Hyundai ha chiuso il 2009 con una crescita del 91% rispetto al 2008, un risultato che tiene conto dell’evidente progresso sulla qualità dei materiali, del nuovo design nato nei centri stile europei e, a questo punto, di una sicurezza da vertice. Il quinto posto è condiviso dalla Toyota Avensis, dalla Volvo XC60 e dalla Opel Astra. La Volvo è da sempre l’industria di riferimento in termini di sicurezza e non a caso i nuovi acquirenti cinesi della Geely hanno fretta di entrare in possesso di tutto il dna di esperienza e ricerca della Casa svedese. La XC60 perde qualche piccolo punto nei confronti di chi la precede nel test con i pedoni ma è il primo suv, o crossover, della classifica Euro NCAP. Alti i voti in tutte le prove per la nuova Opel Astra soprattutto nei test di sicurezza a bordo, per adulti e bambini. Curiosità finale: chi c’è agli ultimi posti? Solo 3 stelle per due auto giapponesi: la Suzuki Alto e la Toyota Urban Cruiser.
da www.corriere.it
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In particolare la Golf ottiene il miglior punteggio nel test sulla protezione degli adulti e un ottima votazione su quello per i bambini. Al secondo posto c’è l’ibrida Honda Insight: in questo caso la scelta dell’ibrido «low cost», accessibile a tutti, non compromette la sicurezza a bordo e fuori. L’Insight è anche l’auto che ha registrato il miglior risultato nella prova dei pedoni. Al terzo posto l’altra ibrida, la Toyota Prius, a conferma che «verde» significa anche sicurezza. In particolare per Toyota, visto anche il quinto posto a pari merito dell’Avensis, è una parziale piccola rivincita nei confronti del richiamo di oltre 6 milioni di auto, dovuto alla difettosità del pedale del gas, partito in questi giorni dagli Stati Uniti e ora esteso anche ad Europa e Cina. Sorpresa, ma neanche tanto, per il quarto posto della Hyundai i20: il gruppo coreano insieme a Kia è ormai una realtà consolidata in tutto il mondo e lo dimostra il quarto posto tra i più grandi produttori d’automobili.
In Italia ad esempio Hyundai ha chiuso il 2009 con una crescita del 91% rispetto al 2008, un risultato che tiene conto dell’evidente progresso sulla qualità dei materiali, del nuovo design nato nei centri stile europei e, a questo punto, di una sicurezza da vertice. Il quinto posto è condiviso dalla Toyota Avensis, dalla Volvo XC60 e dalla Opel Astra. La Volvo è da sempre l’industria di riferimento in termini di sicurezza e non a caso i nuovi acquirenti cinesi della Geely hanno fretta di entrare in possesso di tutto il dna di esperienza e ricerca della Casa svedese. La XC60 perde qualche piccolo punto nei confronti di chi la precede nel test con i pedoni ma è il primo suv, o crossover, della classifica Euro NCAP. Alti i voti in tutte le prove per la nuova Opel Astra soprattutto nei test di sicurezza a bordo, per adulti e bambini. Curiosità finale: chi c’è agli ultimi posti? Solo 3 stelle per due auto giapponesi: la Suzuki Alto e la Toyota Urban Cruiser.
da www.corriere.it
giovedì 28 gennaio 2010
Sorpresa, i francesi ci copiano il Tutor
Si chiama "Radar tronçon" ed è una vera e propria copia del nostro Tutor che i francesi stanno sperimentando per mettere a breve in funzione sulle loro strade. Così, il sistema, esattamente come fa da noi, calcolerà la velocità media sulle autostrade d'Oltralpe
per scuotere il paese dal ristagno della sinistrosità del 2009. "Il Tutor - spiega Lorenzo Borselli dell'Asaps, associazione amici polizia stradale - insomma funziona davvero: lo dimostra l'abbassamento della mortalità, quasi miracoloso, nei tratti di Autostrade per l'Italia sui quali l'Xfactor della Sicurezza Stradale è entrato in esercizio. Funziona così tanto che ce lo copiano. Eh sì: per una volta siamo noi a fare scuola, anche in un paese che, su questo fronte, è in trincea da un pezzo e che di polvere, finora, ce ne ha fatta mangiare parecchia".
Il riferimento dell'Asaps va al fatto che la Francia ha raggiunto con due anni di anticipo, l'obiettivo europeo di dimezzare la mortalità entro il 2010, ma anche al fatto che nel 2009 ci sono stati gli stessi incidenti del 2008. Così anche u francesi hanno pensato di realizzare in proprio un Tutor per migliorare la situazione, proprio come abbiamo fatto noi. Il "Radar tronçon" infatti - funziona proprio come il Tutor: ha tre puntatori istallati su due punti distanti tra loro 12 km e alla fine del tratto cronometrato un pannello indica la media percorsa. Il deputato Mothron ha subito spiegato che questo sistema "è preferibile a quello della che rileva la velocità istantanea perché meno pericoloso del sistema attualmente in esercizio, perché non incita gli automobilisti che viaggiano a velocità eccessive a compiere brusche frenate in prossimità delle postazioni radar fisse".
Quello che non dice in realtà il ministro è che ora il governo punta a stroncare la "vitesse moyenne", la velocità media, per abbassare l'asticella della mortalità sotto la soglia delle 3.000 vittime entro il 2012, così come promesso da Nicolas Sarkozy poco dopo la sua elezione a presidente.
Probabilmente il "radar tronçon" avrebbe dovuto restare top secret ancora per qualche tempo, ma l'interrogazione dell'onorevole Georges Mothron, deputato all'assemblea nazionale, ha costretto il ministero dei trasporti a spiegare che al CETE (Centre d'études techniques de l'équipement) c'è già un dispositivo pronto a entrare in servizio non prima del 2011. Troppo presto, dunque, per dire quando il tutor francese sarà operativo, quali saranno i primi tratti ad essere vigilati dal nuovo sistema elettronico o se le modalità con cui il Grande Fratello autostradale opererà saranno repressive o educative. Un tratto sperimentale era stato installato a nord di Orléans, sulla A10, addirittura nel 2003, più o meno quando in Italia il progetto Tutor prendeva forma negli accordi di massima tra Autostrade per l'Italia (prima e per ora unica concessionaria ad idearlo e ad installarlo) e la Polizia Stradale.
da www.repubblica.it
per scuotere il paese dal ristagno della sinistrosità del 2009. "Il Tutor - spiega Lorenzo Borselli dell'Asaps, associazione amici polizia stradale - insomma funziona davvero: lo dimostra l'abbassamento della mortalità, quasi miracoloso, nei tratti di Autostrade per l'Italia sui quali l'Xfactor della Sicurezza Stradale è entrato in esercizio. Funziona così tanto che ce lo copiano. Eh sì: per una volta siamo noi a fare scuola, anche in un paese che, su questo fronte, è in trincea da un pezzo e che di polvere, finora, ce ne ha fatta mangiare parecchia".
Il riferimento dell'Asaps va al fatto che la Francia ha raggiunto con due anni di anticipo, l'obiettivo europeo di dimezzare la mortalità entro il 2010, ma anche al fatto che nel 2009 ci sono stati gli stessi incidenti del 2008. Così anche u francesi hanno pensato di realizzare in proprio un Tutor per migliorare la situazione, proprio come abbiamo fatto noi. Il "Radar tronçon" infatti - funziona proprio come il Tutor: ha tre puntatori istallati su due punti distanti tra loro 12 km e alla fine del tratto cronometrato un pannello indica la media percorsa. Il deputato Mothron ha subito spiegato che questo sistema "è preferibile a quello della che rileva la velocità istantanea perché meno pericoloso del sistema attualmente in esercizio, perché non incita gli automobilisti che viaggiano a velocità eccessive a compiere brusche frenate in prossimità delle postazioni radar fisse".
Quello che non dice in realtà il ministro è che ora il governo punta a stroncare la "vitesse moyenne", la velocità media, per abbassare l'asticella della mortalità sotto la soglia delle 3.000 vittime entro il 2012, così come promesso da Nicolas Sarkozy poco dopo la sua elezione a presidente.
Probabilmente il "radar tronçon" avrebbe dovuto restare top secret ancora per qualche tempo, ma l'interrogazione dell'onorevole Georges Mothron, deputato all'assemblea nazionale, ha costretto il ministero dei trasporti a spiegare che al CETE (Centre d'études techniques de l'équipement) c'è già un dispositivo pronto a entrare in servizio non prima del 2011. Troppo presto, dunque, per dire quando il tutor francese sarà operativo, quali saranno i primi tratti ad essere vigilati dal nuovo sistema elettronico o se le modalità con cui il Grande Fratello autostradale opererà saranno repressive o educative. Un tratto sperimentale era stato installato a nord di Orléans, sulla A10, addirittura nel 2003, più o meno quando in Italia il progetto Tutor prendeva forma negli accordi di massima tra Autostrade per l'Italia (prima e per ora unica concessionaria ad idearlo e ad installarlo) e la Polizia Stradale.
da www.repubblica.it
mercoledì 27 gennaio 2010
Pirati della strada aumento record nel 2009
Pirati della strada: l'aumento è ormai è incontrollabile. Nell'anno appena trascorso ci sono stati infatti 482 casi di pirateria, ben 159 in più rispetto ai 323 del 2008, con un aumento record del 49,2%. I dati arrivano dall'Osservatorio il Centauro-Asaps e parlano chiaro: la situazione sta velocemente sfuggendo al controllo delle forze dell'ordine e di tutti coloro che si occupano di sicurezza stradale. Motivi di - forte - preoccupazione arrivano infatti dalla rilevazione del fatto che il 75,5% degli autori viene smascherato, mentre "solo" il 24,5% resta ignoto. Si tratta quindi di uno dei reati meno "garantiti" in assoluto, ma non per questo in calo. Cosa fare? Mistero, su questo tema la soluzione sembra impossibile da trovare, anche se uno sguardo alle pene previste fa subito capire qualcosa: si va da sei mesi a tre anni di carcere. Ma solo in caso incidente mortale con fuga si rischia oggi di rimanere per un certo periodo in cella.
Nel frattempo studiare il fenomeno può comunque aiutare a capire come combattere i pirati della strada. Secondo l'osservatorio Asaps si scopre infatti che nel 2009 le vittime mortali sono state 91, rispetto alle 93 del 2008 con un modesto calo del 2,15%, mentre il numero dei feriti ha toccato la cima di quota 592, nel 2008 si era fermato a quota 331, l'incremento in questo caso è notevole +78,9%.
Non solo: a preoccupare è anche l'andamento del 2010: e già perché alla data del 26 gennaio, l'Osservatorio Asaps ha già registrato qualcosa come 38 episodi con 11 morti e 42 feriti. Le cause? "Su tutti questi eventi - spiega Giodano Biserni, presidente dell'Asaps - pesa, come un macigno, l'ombra dell'alcol e delle droghe: in ben 134 casi (36,8%) ne è stata accertata la presenza, ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato attendibile. Bisogna infatti considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 364 su 482. Spesso quando le forze di polizia identificano l'autore non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall'evento".
L'analisi però non si ferma qui, e arriva anche a determinare come il 25% dei pirati identificati è forestiero, "un elemento che conferma - spiegano ancora all'Asaps - altre nostre precedenti analisi sulla sinistrosità, riferite alla presenza di stranieri, anche in qualità di vittime, sul fenomeno. Per l'appunto, i cittadini stranieri vittime di pirati sono 66, il 13,7% del totale di morti e feriti".
In ogni caso una cosa è certa a farne le spese in modo più drammatico sono le categorie deboli della strada, in modo particolare bambini e anziani: 78 sono i minori coinvolti, 62 gli anziani, rispettivamente l'11,4% ed il 9,1%. Tra i minori, quelli di età inferiore ai 14 anni, cioè i bambini, rimasti vittima di questo atto di vigliaccheria stradale sono stati in tutto 31, 5 dei quali rimasti uccisi (5,5%) e 26 feriti (4,4%). I pedoni sono la categoria più tartassata, con 218 eventi: 48 morti, pari al 52,7% dei decessi complessivi, e 195 feriti (32,9%). Infine i ciclisti: 40 gli episodi, con 8 lenzuola bianche (8,8%) e 26 ricoveri (4,4%). Numeri precisi, per un reato ben delimitato nei suoi contorni: sembra davvero impossibile che non si riesca ad arginare il fenomeno.
da www.repubblica.it
Nel frattempo studiare il fenomeno può comunque aiutare a capire come combattere i pirati della strada. Secondo l'osservatorio Asaps si scopre infatti che nel 2009 le vittime mortali sono state 91, rispetto alle 93 del 2008 con un modesto calo del 2,15%, mentre il numero dei feriti ha toccato la cima di quota 592, nel 2008 si era fermato a quota 331, l'incremento in questo caso è notevole +78,9%.
Non solo: a preoccupare è anche l'andamento del 2010: e già perché alla data del 26 gennaio, l'Osservatorio Asaps ha già registrato qualcosa come 38 episodi con 11 morti e 42 feriti. Le cause? "Su tutti questi eventi - spiega Giodano Biserni, presidente dell'Asaps - pesa, come un macigno, l'ombra dell'alcol e delle droghe: in ben 134 casi (36,8%) ne è stata accertata la presenza, ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato attendibile. Bisogna infatti considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 364 su 482. Spesso quando le forze di polizia identificano l'autore non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall'evento".
L'analisi però non si ferma qui, e arriva anche a determinare come il 25% dei pirati identificati è forestiero, "un elemento che conferma - spiegano ancora all'Asaps - altre nostre precedenti analisi sulla sinistrosità, riferite alla presenza di stranieri, anche in qualità di vittime, sul fenomeno. Per l'appunto, i cittadini stranieri vittime di pirati sono 66, il 13,7% del totale di morti e feriti".
In ogni caso una cosa è certa a farne le spese in modo più drammatico sono le categorie deboli della strada, in modo particolare bambini e anziani: 78 sono i minori coinvolti, 62 gli anziani, rispettivamente l'11,4% ed il 9,1%. Tra i minori, quelli di età inferiore ai 14 anni, cioè i bambini, rimasti vittima di questo atto di vigliaccheria stradale sono stati in tutto 31, 5 dei quali rimasti uccisi (5,5%) e 26 feriti (4,4%). I pedoni sono la categoria più tartassata, con 218 eventi: 48 morti, pari al 52,7% dei decessi complessivi, e 195 feriti (32,9%). Infine i ciclisti: 40 gli episodi, con 8 lenzuola bianche (8,8%) e 26 ricoveri (4,4%). Numeri precisi, per un reato ben delimitato nei suoi contorni: sembra davvero impossibile che non si riesca ad arginare il fenomeno.
da www.repubblica.it
lunedì 11 gennaio 2010
Camionista ubriaco a zig zag sull' A14 tra Bergamo e Milano, fermato
Bergamo, 11 gennaio 2010- Un camionista ungherese di 40 anni è stato denunciato questa mattina dagli agenti della Stradale di Bergamo perchè sorpreso ubriaco al volante del suo tir, con un tasso alcolico di quattro volte superiore rispetto ai limiti di legge.
Non pochi automobilisti in transito lungo l’autostrada A4 tra Bergamo e Milano hanno inviato una segnalazione alle pattuglie, intorno alle 8.30 di stamani, poichè avevano notato che il camion procedeva zigzagando, con il rischio di investire altre vetture. Gli agenti sono partiti all’inseguimento del mezzo e sono riusciti a bloccarlo dopo il casello Agrate Brianza.
Il camionista è sceso dal camion barcollando ed è stato subito sottoposto al test dell’etilometro. Nel sangue aveva 2,30 grammi di alcol per litro, contro il limite di 0,5. Oltre al ritiro della patente, l'uomo è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza e gli è stata ritirata la patente. Il camion, carico di televisori al plasma, è stato messo sotto sequestro.
Non pochi automobilisti in transito lungo l’autostrada A4 tra Bergamo e Milano hanno inviato una segnalazione alle pattuglie, intorno alle 8.30 di stamani, poichè avevano notato che il camion procedeva zigzagando, con il rischio di investire altre vetture. Gli agenti sono partiti all’inseguimento del mezzo e sono riusciti a bloccarlo dopo il casello Agrate Brianza.
Il camionista è sceso dal camion barcollando ed è stato subito sottoposto al test dell’etilometro. Nel sangue aveva 2,30 grammi di alcol per litro, contro il limite di 0,5. Oltre al ritiro della patente, l'uomo è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza e gli è stata ritirata la patente. Il camion, carico di televisori al plasma, è stato messo sotto sequestro.
martedì 8 dicembre 2009
lunedì 7 dicembre 2009
"Si ai 150 in autostrada" Matteoli accetta la proposta
Si avvicina l'arrivo dei 150 orari in autostrada: a scendere in campo stavolta è lo stesso Ministro dei trasporti. "Sono favorevole alla proposta della Lega per innalzare il limite di velocità a 150 km orari nei tratti autostradali a tre corsie e dove c'è il tutor" ha infatti tagliato corto Altero Matteoli.
Va detto che questo concetto il Ministro lo aveva più volte appoggiato e anche stavolta non dimentica di ricordare che "sono stato sempre favorevole ad aumentare la velocità in alcune autostrade che hanno le caratteristiche adatte come le tre corsie e il tutor ma non per tutte le auto, ma per quelle che per cilindrata e caratteristiche di sicurezza, possono viaggiare tranquillamente a 150 km orari. Certo non le piccole auto".
Qui si apre però il vero problema della questione: stabilire quali siano le 'piccole auto' diventa impossibile. Piccole per cilindrata? Non è un parametro di sicurezza. Piccole per dimensioni? Nemmeno. E poi c'è la questione che già oggi è in vigore - come pochi sanno - il limite di 150, ma solo su determinate strade e in condizioni di perfetta visibilità, come recita il codice della strada. La scelta di passare da 130 a 150 è infatti lasciata al gestore della strada che fino a oggi si è ben guardare da applicare la norma. Motivo? La Ue ha in progetto di bloccare a 170 km/h elettronicamente tutte le auto e ha un corposo studio che dimostra come una riduzione di appena 3 km/h della velocità media permetterebbe di salvare da 5.000 a 6.000 vite ogni anno in Europa.
Il Tutor stesso ha dimostrato in modo inequivocabile che diminuendo la velocità crolla anche la mortalità, per cui nessun gestore di autostrade in Italia si è voluto prendere la responsabilità di passare a 150.
In ogni caso il progetto va avanti: il testo del disegno di legge che azzera il livello di alcol nel sangue per i neopatentati, spiega Matteoli, "dovrà comunque tornare alla Camera, perchè sono state apportate alcune modifiche. Anche alla Camera, dove c'è stata unanimità sul testo, c'era stata una proposta in tal senso. Poi era stata stralciata per licenziarlo all'unanimità. Non mi scandalizza che alcuni non siano favorevoli a questa proposta. Ma non mi sembra scandalosa la proposta della Lega".
Immediata la reazione del Pd: il senatore Marco Filippi, capogruppo del PD in commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato, ha criticato la proposta della Lega, avallata dal Ministro Matteoli: "Una volta tanto che una misura di sicurezza stava funzionando bene, con il tutor che dove è applicato ha diminuito gli incidenti in modo drastico, ecco subito che ci si ingegna su come vanificarla. Aumentare i limiti di velocità significa solo una cosa: aumentare il numero dei morti sulle autostrade. Non è un caso se nessuna delle concessionarie ha deciso di applicare la norma che già lo consente".
"Si tratta di pura propaganda - ha concluso Filippi - perché anche il guadagno in termini di tempo è ridicolo considerata l'attuale stato delle strade, ma molto pericolosa. Mentre si cerca di fare un lavoro serio per far diminuire i numeri delle vittime della strada c'è chi va in caccia di facili consensi, da un lato proponendo pene altissime per chi causa incidenti mortali e dall'altro facendo in modo che di fatto il rischio di incidenti diventi molto più alto."
da www.repubblica.it
Va detto che questo concetto il Ministro lo aveva più volte appoggiato e anche stavolta non dimentica di ricordare che "sono stato sempre favorevole ad aumentare la velocità in alcune autostrade che hanno le caratteristiche adatte come le tre corsie e il tutor ma non per tutte le auto, ma per quelle che per cilindrata e caratteristiche di sicurezza, possono viaggiare tranquillamente a 150 km orari. Certo non le piccole auto".
Qui si apre però il vero problema della questione: stabilire quali siano le 'piccole auto' diventa impossibile. Piccole per cilindrata? Non è un parametro di sicurezza. Piccole per dimensioni? Nemmeno. E poi c'è la questione che già oggi è in vigore - come pochi sanno - il limite di 150, ma solo su determinate strade e in condizioni di perfetta visibilità, come recita il codice della strada. La scelta di passare da 130 a 150 è infatti lasciata al gestore della strada che fino a oggi si è ben guardare da applicare la norma. Motivo? La Ue ha in progetto di bloccare a 170 km/h elettronicamente tutte le auto e ha un corposo studio che dimostra come una riduzione di appena 3 km/h della velocità media permetterebbe di salvare da 5.000 a 6.000 vite ogni anno in Europa.
Il Tutor stesso ha dimostrato in modo inequivocabile che diminuendo la velocità crolla anche la mortalità, per cui nessun gestore di autostrade in Italia si è voluto prendere la responsabilità di passare a 150.
In ogni caso il progetto va avanti: il testo del disegno di legge che azzera il livello di alcol nel sangue per i neopatentati, spiega Matteoli, "dovrà comunque tornare alla Camera, perchè sono state apportate alcune modifiche. Anche alla Camera, dove c'è stata unanimità sul testo, c'era stata una proposta in tal senso. Poi era stata stralciata per licenziarlo all'unanimità. Non mi scandalizza che alcuni non siano favorevoli a questa proposta. Ma non mi sembra scandalosa la proposta della Lega".
Immediata la reazione del Pd: il senatore Marco Filippi, capogruppo del PD in commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato, ha criticato la proposta della Lega, avallata dal Ministro Matteoli: "Una volta tanto che una misura di sicurezza stava funzionando bene, con il tutor che dove è applicato ha diminuito gli incidenti in modo drastico, ecco subito che ci si ingegna su come vanificarla. Aumentare i limiti di velocità significa solo una cosa: aumentare il numero dei morti sulle autostrade. Non è un caso se nessuna delle concessionarie ha deciso di applicare la norma che già lo consente".
"Si tratta di pura propaganda - ha concluso Filippi - perché anche il guadagno in termini di tempo è ridicolo considerata l'attuale stato delle strade, ma molto pericolosa. Mentre si cerca di fare un lavoro serio per far diminuire i numeri delle vittime della strada c'è chi va in caccia di facili consensi, da un lato proponendo pene altissime per chi causa incidenti mortali e dall'altro facendo in modo che di fatto il rischio di incidenti diventi molto più alto."
da www.repubblica.it
venerdì 4 dicembre 2009
Automobilisti: uno su tre non vede affatto bene
Atro che alcol, droghe o colpi di sonno: a mettere in crisi la sicurezza stradale è il fatto che un automobilista su tre non ci vede. "Non ci vede" non è una battuta ma una considerazione tecnica visto che secondo una ricerca realizzata dall'Università Bicocca di Milano il 32% dei conducenti di autoveicoli non ha i requisiti minimi di capacità visiva richiesti dalle legge.
Il progetto universitario, battezzato "'L'importanza di una corretta compensazione visiva per una guida sicura" per valutare quanto una non corretta visione influisca sulla capacità di guida, passa poi anche alle prove pratiche: nello spazio Quattroruote al Motorshow di Bologna, sarà a disposizione dei visitatori un simulatore di guida.
L'importanza di una corretta percezione visiva per la prevenzione degli incidenti stradali è stata avvalorata anche dal Nuovo Codice della Strada (CdS) che ha introdotto l'obbligo di tenere accese le luci dell'auto durante il giorno, oltre che da ricerche che dimostrano come, nelle ore diurne, le auto di colori scuri o poco appariscenti, come il nero, sono più soggette a incidenti.
Per questo è importante chiedersi quanto una visione non adeguata o un difetto sottocorretto possano incidere sull'efficienza visiva, o se l'attuale esame della vista per il conseguimento della patente sia o meno adeguato a testare le capacità. E ancora quanto una "non correzione" del difetto visivo possa incidere sulla capacità di condurre un mezzo.
4 dicembre 2009 DA WWW.REPUBBLICA.IT
Il progetto universitario, battezzato "'L'importanza di una corretta compensazione visiva per una guida sicura" per valutare quanto una non corretta visione influisca sulla capacità di guida, passa poi anche alle prove pratiche: nello spazio Quattroruote al Motorshow di Bologna, sarà a disposizione dei visitatori un simulatore di guida.
L'importanza di una corretta percezione visiva per la prevenzione degli incidenti stradali è stata avvalorata anche dal Nuovo Codice della Strada (CdS) che ha introdotto l'obbligo di tenere accese le luci dell'auto durante il giorno, oltre che da ricerche che dimostrano come, nelle ore diurne, le auto di colori scuri o poco appariscenti, come il nero, sono più soggette a incidenti.
Per questo è importante chiedersi quanto una visione non adeguata o un difetto sottocorretto possano incidere sull'efficienza visiva, o se l'attuale esame della vista per il conseguimento della patente sia o meno adeguato a testare le capacità. E ancora quanto una "non correzione" del difetto visivo possa incidere sulla capacità di condurre un mezzo.
4 dicembre 2009 DA WWW.REPUBBLICA.IT
giovedì 3 dicembre 2009
Si sta correndo troppo veloce in auto? Un sms arriva sul cellulare autorizzato
(ASAPS), 3 dicembre 2009 – L’ultima invenzione in materia di sicurezza stradale, in particolar modo degli automobilisti più giovani, si chiama “Locus”. Si tratta di un dispositivo che, combinando Gps e telefono cellulare, riesce a controllare la posizione di un veicolo in movimento, inviando longitudine e latitudine del mezzo su numeri di cellulari autorizzati. Il sistema, inoltre, consente di conoscere la velocità a cui sta andando il veicolo monitorato.
“Siamo stati subissati di richieste da parte di genitori preoccupati dai dati sulle tragedie del sabato sera – ha spiegato Lisa Mazza, responsabile della Metripoltrading, ditta che distribuisce il prodotto. Locus è una scatoletta blu, concepita come antifurto satellitare, ma che di fatto si propone anche come ‘deterrente’ contro le stragi del sabato sera. Impostando un velocità massima da rilevare, infatti, avverte con un sms al numero di cellulare autorizzato se chi guida l'auto sta andando troppo veloce”. (ASAPS)
“Siamo stati subissati di richieste da parte di genitori preoccupati dai dati sulle tragedie del sabato sera – ha spiegato Lisa Mazza, responsabile della Metripoltrading, ditta che distribuisce il prodotto. Locus è una scatoletta blu, concepita come antifurto satellitare, ma che di fatto si propone anche come ‘deterrente’ contro le stragi del sabato sera. Impostando un velocità massima da rilevare, infatti, avverte con un sms al numero di cellulare autorizzato se chi guida l'auto sta andando troppo veloce”. (ASAPS)
Cosa succede all'estero: Canada
(ASAPS) QUÉBEC (CANADA), 3 dicembre 2009 – La provincia canadese del Québec abbasserà presto la soglia legale alcolica da 0,8 grammi di alcol per litro di sangue a 0,5 g/l, adeguandosi allo standard europeo. È questa l’ultimora che irrompe da Oltreoceano. Una novità che adegua la legislazione del Québec, la provincia più estesa e la seconda più popolosa dopo l’Ontario, alle altre province canadesi e che ha fatto davvero molto rumore, perché rompe definitivamente con una tradizione, quasi tutta anglosassone, che finora ha sempre teso alla conservazione dello status quo. È vero che nel rispetto rigido della norma, nella consegna della tolleranza zero impartita agli agenti di polizia stradale e nella certezza matematica di essere controllati, anche la soglia alcolica di 0,8 ha sempre garantito in questi stati una buona tenuta della sinistrosità, ma è altrettanto vero che le evidenze scientifiche attestano a 0,2 g/l l’effettivo confine alcolico di insicurezza. Sarà che con i suoi 7.568.640 abitanti (fonte Statistique Canada, gennaio 2005, ripresa da Wikipedia) il Québec rappresenta un buon 24% della popolazione complessiva del paese, ma di lingua francese. Forse, la lettura assidua delle notizie provenienti da Parigi e dintorni, ha convinto questo spicchio di Canada, che vanta strade tra le più sicure del mondo, che è necessario fare qualcosa di più. Il passaggio alla normativa più stretta non sarà traumatico, visto che gli esperti governativi hanno ideato una misura assolutamente soft: chi sarà sorpreso a circolare con un tasso compreso tra 0,5 a 0,8 andrà incontro alla sospensione della patente per 24 ore. Nessuna multa, nessuna denuncia. Per i giovani neopatentati di età inferiore ai 21 anni, invece, si prospetta il divieto assoluto di bere. Le novità sono tutte racchiuse in un progetto di legge presentato nei giorni scorsi nel parlamento del Québec dal ministro locale dei trasporti Julie Boulet, che aveva annunciato l’iniziativa in occasione della presentazione del secondo rapporto stilato dalla Tavola rotonda sulla sicurezza stradale. La sospensione amministrativa della patente di guida, quando il tasso alcolemico riscontrato sia compreso nella fascia 0,5/0,8 g/l, è già adottata da tempo nelle altre province canadesi e dunque, i turisti sono avvisati, si dovrà bere di meno: il ministro Boulet precisa però che non ci saranno multe, sequestro dei veicoli né decurtazione di punti. L’unica sanzione è simbolica: l’automobilista dovrà regalare 24 ore di sosta forzata. Il tempo di smaltire qualche fumo alcolico in eccesso. Secondo gli studi canadesi, infatti, con un tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, gli adulti rischiano un incidente stradale cinque volte in più rispetto a conducenti sobri; i giovani, invece, rischiano nove volte di più. (ASAPS)
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